Gazzetta del Sud Aldo Mantineo
Priolo - È un Primo Maggio da incubo. L'apparato produttivo siciliano ha subito e sta subendo colpi mortiferi. L'industria metalmeccanica rischia di scomparire. La Fiat di Termini Imerese è l'emblema di uno sfascio annunciato che ha dimostrato tutta l'incapacità di una classe politica che vive sugli annunci ma che non sa fare.
Ma non c'è settore nell'Isola che non stia pagando un prezzo maggiorato alla folle politica nazionale di quest'ultimi anni e al conto salato presentato dal Governo Monti che ha almeno il buon gusto di non pronunziare la parola Meridione. Questo, per fortuna, c'è stato risparmiato. Nel frattempo ci si sono messi anche i nostri parlamentari europei che, invece, di fare le barricate, hanno, in taluni casi, applaudito all'accordo tra unione europea e Marocco in materia di prodotti agricoli. Una vera e propria coltellata alle nostre aziende, già alle prese con i guasti provocati dalle troppo ondate di maltempo.
Ma non finisce, purtroppo, qui. L'ultimo settore che sta scricchiolando è l'industria petrolchimica. Dopo aver pagato un prezzo salatissimo in termini di distruzione dell'ambiente ora i siciliani vedono mettere in discussione il futuro delle raffinerie. La globalizzazione, l'entrata in scena dell'India, con l'accresciuta presenza della Cina, di fatto fa ridisegnare la mappa della raffinazione del greggio. La conseguenza è che , ad esempio, una dei petrolchimici più importanti del vecchio continente tra 10 giorni fermerà due delle tre linee di produzione mandando in cassa integrazione 400 lavoratori. Un fermo che durerà un anno anche se l'Eni si è impegnata a riprendere la produzione tra dodici mesi senza taglia gli organici.
In questo quadro a dir poco desolante a provare a riaccendere i riflettori del dibattito nazionale ci prova l'Ugl che ha scelto Priolo, il "cuore" della zona industriale siracusana, per la festa nazionale. Per la provincia di Siracusa è la prima volta: Cgil, Cisl e Uil avevano programmato la festa nazionale del Primo maggio a Siracusa tre anni fa ma, quando già la macchina organizzativa si era messa in moto, il rovinoso sisma che colpì L'Aquila spinse a spostare la festa nella martoriata città come segno concreto e tangibile testimonianza di attenzione del mondo del lavoro alla tragedia di un'intera regione.
La scelta fatta dall'Ugl di celebrare a Priolo la festa nazionale non è stata certamente causale. «Scendiamo in piazza, quindi, per dire che con lo sviluppo rinasce il lavoro – tra l'altro slogan della manifestazione - e con l'unità si rafforzano i progetti di crescita - ha scritto tra l'altro il segretario generale dell'Ugl Giovanni Centrella in un messaggio ai lavoratori in occasione della manifestazione di oggi nel Siracusano -. Guido Dorso meridionalista e politico irpino scriveva che "il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia; non chiede aiuto, ma libertà. Se il Mezzogiorno non distruggerà le cause della sua inferiorità da se stesso, con la sua libera iniziativa e seguendo l'esempio dei suoi figli migliori, tutto sarà inutile...". Partiamo da questa idea sempre attuale per dire che insieme possiamo ancora farcela e superare questo momento di fragilità».
Centrella si sofferma anche sul significato della festa. «Chi si ferma il Primo maggio lo fa per pensare a quello che sta accadendo in Italia: aumenta la disoccupazione, soprattutto tra i giovani sempre più scoraggiati dalla ricerca incessante di un posto di lavoro, cresce il disagio che affligge l'esercito degli esodati, si respira aria di sfiducia per le aziende che fuggono dal Paese lasciando i lavoratori, gli italiani senza alcuna prospettiva. E poi ci sono le tasse, le troppe tasse che colpiscono sempre e solo chi è in difficoltà. E il Mezzogiorno sempre più profondamente e tristemente al Sud. Ma l'Italia senza questo pezzo importante della sua storia e delle sue ricchezze umane e territoriali non crescerà. Da sempre l'Ugl ha rimarcato la necessità di rilanciare l'occupazione, soprattutto in questi territori tanto belli quanti fragili, puntando su agricoltura, commercio e artigianato». Infine, il ruolo dell'industria e di poli fortemente sviluppati (ma anche provati) come quello siracusano. «Il polo petrolchimico soffre ormai di una carenza occupazionale e di una mancanza di concrete prospettive di sviluppo. Per questo motivo saremo in piazza insieme ai lavoratori, ai disoccupati, agli uomini e alle donne di questo spaccato siciliano per far sentire la nostra presenza su un territorio che soffre più di tanti altri la crisi e che ha bisogno di risposte».